Andrea Devicenzi è un vero esempio di determinazione e resilienza, un uomo che ha scelto di trasformare una tragedia in una fonte di ispirazione. La frase del saggista e mental coach Anthony Robbins, “Se continui a fare ciò che ha sempre fatto, otterrai quello che ha sempre ottenuto”, ha avuto un impatto significativo su di lui, guidandolo lungo un cammino di crescita personale e sfide sempre più grandi. Robbins è stato una delle principali fonti di ispirazione per Andrea, che a sua volta ha intrapreso una carriera da coach e atleta.
Da giovane, era un ragazzo atletico con una grande passione per lo sport ma un drammatico incidente motociclistico, all’età di 17 anni, cambiò irrimediabilmente la sua vita. Il coma, la perdita di nove litri di sangue e l’amputazione della gamba furono momenti estremamente difficili, ma grazie al sostegno dei donatori dell’Avis e alle trasfusioni, riuscì a tornare in vita. La sua forza interiore lo spinse a riprendersi, affrontando otto mesi di ospedale e ritrovando nello sport un modo per rinascere. Cominciò con la canoa, sport che praticava vicino al fiume Po della sua Cremona.
Tuttavia, Andrea non si è accontentato di una vita ordinaria. Nonostante avesse una carriera stabile, una moglie e due figli, sentiva che lo sport e le sfide impossibili erano il suo vero scopo. Fu proprio grazie alla passione per lo sport e all’ispirazione ricevuta da figure come Robbins, che decise di intraprendere una carriera come coach e motivational speaker, aiutando le persone a scoprire e utilizzare le proprie risorse interiori, sia nella vita personale che professionale.
Arrivato ai 40 anni, Andrea ha deciso di fare un altro grande passo: dopo essersi licenziato dall’azienda in cui lavorava, ha avviato la sua attività in proprio come consulente, supportando imprenditori e sportivi. Nel 2010, ha inizio la sua carriera da atleta paralimpico, raggiungendo traguardi inimmaginabili anche al di fuori delle competizioni da medaglia. È stato il primo amputato di gamba a conquistare la vetta del Kardlung La, in India, 5.602 metri di altitudine, con una bicicletta in prestito e un budget limitato. Nel 2013, con la maglia della Nazionale di Paratriathlon, ha vinto la medaglia d’argento ai Campionati Europei di Triathlon in Turchia, impresa bissata poi ai mondiali in Nuova Zelanda. Nonostante il successo nelle competizioni, un problema alla schiena lo ha costretto a interrompere la sua carriera agonistica, ma da questa difficoltà nacque l’idea di una start-up che si occupa di realizzare stampelle in carbonio, un progetto innovativo e ambizioso di supporto a migliaia di persone nelle sue stesse condizioni.
Devicenzi ha anche intrapreso imprese straordinarie in solitaria: percorso 1200 chilometri in bicicletta; camminato per quattro giorni per raggiungere il Machu Picchu in Perù; esplorato Islanda, Francia, Scandinavia e Stati Uniti. Nel 2022, dopo un’ulteriore impresa in Islanda, ha deciso di alzare ancora l’asticella: avrebbe realizzato cinque grandi imprese in cinque anni, pubblicato cinque libri e prodotto cinque docufilm. Il primo di questi ha già vinto sei festival cinematografici e ricevuto candidature in altri venti altri festival internazionali.
La nuova sfida che Andrea ha davanti a sé è ancora più ambiziosa: stabilire il record mondiale nelle 24 ore in pista. L’obiettivo è coprire 500 chilometri sul velodromo di Palma de Maiorca, nelle Isole Baleari, il 7 e 8 giugno. Un’impresa mai tentata prima da un atleta paralimpico e che, in caso di successo, sarà omologata dalla World Ultra Cycling Association. Con un team che lo supporta ogni giorno, Andrea è determinato a raggiungere il suo obiettivo, convinto che nulla possa essere lasciato al caso. E tutti noi siamo con lui in questa straordinaria avventura di passione, determinazione e resilienza.
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Last modified: 17 Marzo 2025