Alex Zanardi è senza dubbio una delle figure più emblematiche per chiunque parli di determinazione, resilienza e lotta contro l’abilismo. La sua vita è stata segnata da sfide incredibili, ma lui è sempre riuscito a rialzarsi, dimostrando un’incredibile voglia di vivere, nonostante le tragedie e gli ostacoli che ha incontrato lungo il cammino. La sua storia è una testimonianza di forza, di coraggio e di speranza che merita di essere raccontata, per ispirare chiunque si trovi ad affrontare difficoltà.
Alessandro Zanardi, conosciuto da tutti come Alex, nasce a Bologna il 23 ottobre 1966. Suo padre è un idraulico, mentre sua madre è una sarta. Già a tredici anni, Alex affronta il suo primo grande dolore, quando perde la sorella maggiore, Cristina, in un incidente stradale. Un lutto che segnerà profondamente la sua vita. La sua passione per i motori emerge fin da giovane, e nonostante le difficoltà economiche, a sedici anni inizia la sua carriera nei kart, riuscendo a ottenere buoni risultati. Con un kart regalato dal padre e senza un team, raggiunge il terzo posto nel campionato nazionale 100cc, un successo che gli permette di ottenere la sua prima sponsorizzazione. L’anno successivo, conquista il campionato europeo nella categoria 135cc.
Nel 1988, Alex esordisce in Formula 3, dove dopo un inizio difficile riesce a vincere la sua prima gara nel 1990. Da lì inizia la sua ascesa, passando alla Formula 3000, dove ottiene subito una vittoria all’esordio. Nonostante il suo talento, i problemi di affidabilità della macchina gli impediscono di ottenere il successo sperato, ma nel 1991 viene premiato come miglior pilota dell’anno dalla rivista Autosprint. Nel 1991, la sua carriera in Formula 1 inizia con il team Jordan, ma è costretto a fare i conti con le difficoltà economiche del team e con la scelta di un altro pilota sponsorizzato. La sua avventura in F1 continua con la Minardi e la Lotus, ma il vero cambiamento arriva nel 1996, quando si trasferisce negli Stati Uniti per correre nella Formula Cart. Qui, il suo talento esplode, e nel 1997 e 1998 vince il campionato, diventando uno dei piloti più apprezzati.
Nonostante i successi, la sua carriera in F1 non decolla come sperato, e nel 2000, dopo una breve esperienza con il team Williams, ritorna negli Stati Uniti. Tuttavia, la sua carriera americana subisce una battuta d’arresto a causa di un tragico incidente nel 2001. Durante una gara a Lausitzring, la sua vettura esce dai box e perde il controllo, schiantandosi contro un’altra macchina. Zanardi subisce l’amputazione degli arti inferiori, rischiando di morire dissanguato. È il momento più buio della sua vita, ma Alex non si arrende. Dopo il coma e numerosi interventi chirurgici, la riabilitazione è lunga e difficile, ma nel 2003 torna tenacemente in pista per completare i giri che gli erano stati interrotti dall’incidente. La sua determinazione è straordinaria, e nei successivi anni continua a vincere in competizioni di handbike, dimostrando al mondo che nulla può fermarlo.
Nel 2007, Alex esordisce nella maratona di New York, dove arriva quarto, e inizia a vincere titoli importanti. Nel 2010 conquista il titolo nazionale, nel 2011 vince l’argento europeo e nel 2012 trionfa alle Paralimpiadi di Londra, vincendo l’oro sia nella prova in linea che in quella a cronometro, e aggiungendo un altro argento nella staffetta mista. Nel 2016, alle Paralimpiadi di Rio, Zanardi si conferma un campione, ottenendo oro nella cronometro, argento nella prova in linea e un altro oro nella staffetta mista. I suoi successi continuano a moltiplicarsi, includendo numerosi titoli mondiali.
La sua vita, tuttavia, non smette di riservargli sfide. Nel 2020, Alex Zanardi è coinvolto in un altro grave incidente mentre si trova in handbike, scontrandosi con un camion. Dopo mesi di ricovero e riabilitazione, nel gennaio 2021 riacquista conoscenza e, nel dicembre dello stesso anno, torna a casa per continuare la riabilitazione con riservatezza.
La forza di Alex Zanardi è unica e il suo esempio è una luce per molti. Come ha detto lui stesso: “Rimanere a casa per evitare che il fulmine mi colpisca di nuovo significherebbe smettere di vivere, quindi no, io la vita me la prendo”.
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Last modified: 21 Febbraio 2025