Franco G., un 35enne che oggi vive a Milano, ha trascorso gran parte della sua vita facendo finta di essere qualcun altro. Cresciuto in una piccola realtà del sud Italia, dove i pregiudizi e gli stereotipi sono profondamente radicati, Franco ha nascosto la sua omosessualità per anni, cercando di mantenere una facciata che fosse accettabile per la sua famiglia. Nonostante i suoi genitori sapessero, entrambi avevano scelto di negare la sua identità, considerandola un motivo di vergogna e disonore. La sua vita appariva tranquilla all’esterno, ma dentro di sé, Franco soffriva in silenzio. Per anni, ha cercato di vivere come se fosse una persona che non era, solo per continuare a mantenere un rapporto “decente” con la sua famiglia. Ma un terribile incidente stradale lo convince a guardare la vita da un’altra angolatura: mettendosi al centro senza rimane più in disparte. È stato lui stesso a raccontare la propria esperienza al quotidiano La Repubblica.
A 16 anni, racconta Franco, quando si innamorò di un compagno di classe, iniziò a reprimere quel sentimento, cercando di adattarsi alle aspettative che gli venivano imposte. Fingendo interesse per le ragazze, sperava di essere accettato e conformarsi alle aspettative di suo padre, che sognava per lui un futuro da “sciupafemmine”. Ogni consiglio che gli veniva dato su come trattare le donne lo faceva sentire sempre più distante da se stesso, senza il coraggio di reagire o di rivelare la sua verità.
Ma un incontro cambiò tutto. Durante un’estate al mare, Franco conobbe Stefano, un ragazzo più grande, con il quale visse la sua prima esperienza d’amore. Grazie al supporto di Stefano, Franco trovò il coraggio di parlare apertamente con la sua famiglia. Decise di raccontare ai suoi genitori la sua vera identità: prima con la madre, poi con il padre. Aveva quasi 18 anni e aveva deciso di trasferirsi a Milano per frequentare l’università, vivendo con Stefano e cercando un lavoro per mantenersi. Tuttavia, la reazione dei suoi genitori fu completamente diversa da quella che si aspettava: sua madre iniziò a piangere e chiamò il padre, che lo picchiò senza dire una parola. Per Franco, quello fu un momento di rottura. La sua fuga dalla famiglia e dal suo paese natale fu il primo passo verso la rinascita. Voci sul suo orientamento sessuale cominciavano a diffondersi, e i commenti alle sue spalle lo umiliavano. Suo padre gli consigliò di fidanzarsi con una ragazza per fermare i pettegolezzi e, sebbene Franco non fosse d’accordo, accettò il consiglio, trovando una compagna di classe che fingeva per affetto. Dopo il diploma, Franco scrisse a Stefano per dirgli che si sarebbe trasferito a Milano. I suoi genitori vennero a sapere della sua decisione solo quando lo videro con la valigia pronta per andare alla stazione.
Arrivato a Milano, Franco si sentì finalmente libero. Iniziò a seguire i corsi universitari di giorno e lavorava come barman di sera. Fu Stefano a presentargli i suoi amici, e per la prima volta in vita sua non si sentiva “quello strano”. Franco terminò l’università, trovò un buon lavoro e iniziò a convivere con Davide, un uomo di cui si innamorò profondamente.
La sua vita sembrava finalmente seguire il corso che desiderava, ma un tragico destino cambiò tutto. Dopo due anni di felicità, Franco e Davide furono coinvolti in un incidente stradale causato da un automobilista ubriaco. L’auto in cui si trovavano venne travolta mentre attraversavano un incrocio. Davide se la cavò con qualche graffio, ma Franco, che aveva subito gravi danni, dovette affrontare l’amputazione del piede destro. Quando si risvegliò, la sua prima reazione fu quella di pensare che la sua vita fosse finita, ma i medici gli fecero capire che, dopo giorni di coma, perdere “solo” un piede era considerata una buona notizia: era vivo.
Quella consapevolezza lo spinse a cambiare radicalmente la sua vita. Si sottopose a una lunga riabilitazione, durante la quale si adattò alla protesi che divenne una parte integrante di sé. Con il supporto psicologico, Franco iniziò a costruire la vita che aveva sempre desiderato. Un anno dopo, sentendosi pronto, decise che era arrivato il momento di affrontare definitivamente il rapporto con la sua famiglia. Non aveva più paura di mostrarsi al mondo così com’era: un uomo che ama un altro uomo e che ora vive con una protesi al posto di un piede.
Franco, insieme a Davide, andò a trovare la sua famiglia. Quando arrivò a casa, i suoi genitori lo stavano aspettando. Si abbracciarono. Dopo aver temuto di perderlo a causa dell’incidente, i suoi genitori decisero di mettere da parte i loro pregiudizi e di accettarlo per quello che era. “Che la gente parli, a me interessa solo che tu stia bene. E se stai bene con lui,” disse suo padre, indicando Davide, “a me va bene, figlio mio”. In quel momento, Franco sentì di aver finalmente trovato l’amore e l’accettazione che aveva sempre cercato. Da quel giorno, la sua vita iniziò a essere veramente sua.
Last modified: 11 Marzo 2025